Emilia Romagna: e se la “Palestra sicura” fosse una bufala?  

Emilia Romagna: e se la “Palestra sicura” fosse una bufala?  

Emilia Romagna: e se la “Palestra sicura” fosse una bufala?  

Gentile direttore,
il 21 giugno Quotidiano Sanità ha dato notizia del progetto “palestra sicura” che dopo due anni di sperimentazione pare sia da estendere a tutta l'Emilia Romagna. Obiettivo, la creazione di una rete di palestre e strutture sportive certificate dal Servizio sanitario regionale dove svolgere attività fisica finalizzata alla tutela della salute e dove svolgere attività fisica prescritta come terapia da medici del Servizio sanitario a persone con specifici problemi di salute.
Ebbene, la pubblicazione della notizia segue di pochi giorni quella riguardo il documento allo studio del Ministero della Salute sulle competenze del laureato in scienze motorie.

Più di qualcuno – specie chi ha letto i due testi per intero – ha notato che, in realtà, paiono per molti versi costruiti con il copia-incolla.
Con qualche “piccola” differenza: il documento ministeriale non ha ancora visto la luce e, nonostante ne sia circolata una versione in bozza, deve ancora determinare i propri effetti riguardo la promozione della salute attraverso il movimento.
Ai più informati risulta inoltre che il documento ministeriale apporti delle importanti restrizioni rispetto ad esempio al progetto dell'Emilia-Romagna.
Ad esempio, la “platea” dei soggetti cui è possibile destinare questa ginnastica: ne rimarrebbero escluse, infatti, le persone con malattia di Parkinson e parkinsonismi, con malattie demielinizzanti, esiti di stroke e comunque tutte le persone non completamente stabili dal punto di vista clinico ma anche riabilitativo.

Pare proprio quest'ultimo, il concetto innovativo: la stabilità riabilitativa, ovvero la condizione per la quale il percorso riabilitativo (sanitario) può considerarsi concluso perché la persona non presenta più miglioramenti né è passibile di modifiche con l'intervento riabilitativo.
In effetti, il documento ministeriale pone l'accento anche sulla stabilità clinica, aspetto che fa riflettere ad esempio sulla possibilità di includere in questi percorsi di esercizio fisico i soggetti con patologie cardio-vascolari e soprattutto le persone con scompenso.
L'attesa ora per la pubblicazione del documento ministeriale nella sua versione definitiva è alta né è possibile fare previsioni sui contenuti, visto che le bozze circolate hanno in parte sorpreso lo stesso gruppo di lavoro, che vi ha ritrovato ad esempio un paragrafo che pareva eliminato.

E se la sezione riguardante proprio le palestre “etiche” ed i “referenti per la salute” non fosse più presente nel documento?
Le Regioni, di sicuro, aspettano di capire se dovranno porre mano a ipotetici nuovi “sistemi” di requisiti e accreditamenti per strutture non sanitarie, cosa che a qualche Regione pare non piaccia particolarmente. E in ogni caso, il documento ministeriale pare leghi il progetto alla impossibilità di destinarvi fondi pubblici, e in effetti se ci fossero fondi andrebbero a finanziare attività sanitarie di comprovata efficacia sulle quali siamo sicuramente in difficoltà, prima di aprire nuove strade.

Le Associazioni delle professioni coinvolte: da una parte i fisioterapisti hanno dichiarato più volte di credere nella promozione della salute attraverso il movimento, anche in soggetti con situazioni patologiche e disabilitanti ma purché stabili e solo alla fine del percorso riabilitativo; dall'altra, i laureati in scienze motorie che non riescono ad esprimere la propria professionalità perché le palestre sono occupate da soggetti che con un corso di una settimana diventano “istruttori” di fitness.

Ma chi davvero è atteso al varco della verifica dei fatti è proprio il Ministero: cosa succederebbe se qualche Regione scoprisse che, in virtù del documento ministeriale, dovrà rivedere il progetto di attività fisica adattata regionale perché incoerente? Quale impatto per chi ha “abilmente” utilizzato il documento in bozza per alimentare aspettative, desideri, confusione, incertezza?
Non rimane che aspettare.
Pare proprio, tuttavia, che il progetto “palestra sicura” non rimarrà indenne dai cambiamenti in atto, staremo a vedere.

Monica Mastrullo
Presidente AIFI Emilia Romagna

Domenico D'Erasmo
Responsabile affari legali AIFI
 

30 Giugno 2012

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